G  A  L  L  E  R  I  A   D  E  L  L  E   A  R  T  I      F  O  N  D  A  T  A     N  E   L    1 9 7 6    D A   L  U  I  G  I    A  M  A  D  E  I
Baldelli Luca
Baldelli Luca
LUCA BALDELLI SESSANTA ANNI NELLA CERAMICA

Lo studio delle cosiddette “arti decorative” ha ricevuto attenzioni alterne – per non dire marginali – rispetto alle vicende che riguardano le grandi correnti artistiche. Lo stesso termine “decorativo” – applicato alle arti visive – denota oggi quasi un’assenza di pensiero, in favore di una superficialità senza pretese. Insomma, la decorazione è considerata perlopiù una forma d’arte minore, nonostante i numerosi artisti che l’hanno praticata (Leoncillo, solo per rimanere nel raggio di pochi chilometri da Città di Castello, o Picasso), le mostre organizzate in tempi non sospetti (si pensi alla storica Les années “25”: Art Déco/Bauhaus/Stijl/Esprit Nouveau, allestita nel 1966 al Musée des Arts Décoratifs di Parigi), i musei inaugurati (su tutti il Victoria and Albert Museum di Londra) e i corsi universitari attivati sul tema. Esistono, dunque, numerosi episodi che hanno contribuito a smentire il luogo comune di cui sopra, testimoniando come la “spensieratezza” dell’atto decorativo possa correre di pari passo con perizia manuale e coerenza programmatica. L’attività artistica di Luca Baldelli ne è un limpido esempio. Il suo percorso può essere più facilmente interpretato alla luce di una tradizione di famiglia che lo ha legato fin da giovane alla ceramica: la bottega del padre, Dante Baldelli, ha rappresentato nel secolo scorso un punto di riferimento per la lavorazione e la produzione di oggetti in ceramica, anche al di là dei confini nazionali. Di più: un vero e proprio laboratorio creativo, attorno al quale gravitarono figure centrali dell’arte italiana del Novecento come Alberto Burri, Piero Dorazio e, non ultimo, Corrado Cagli, il quale, assieme allo stesso Dante, aveva già in precedenza messo le proprie qualità artistiche al servizio delle Ceramiche Rometti, le cui produzioni degli anni Trenta risultano “di grande qualità formale e inventiva, tra le più originali del decennio, sia per invenzione sia per esecuzione”, come ricorda lo storico dell’arte Fabio Benzi. Cresciuto dunque “dentro la ceramica”, Luca Baldelli si è avvicinato all’arte plastica e decorativa attraverso un apprendistato spontaneo e naturale, quasi inevitabile, favorito anche dalla presenza di un altro “tutore” di tutto rispetto: lo zio Giovanni Ciangottini, peraltro allievo di Giorgio Morandi a Bologna. In oltre quarant’anni di attività, Luca Baldelli è riuscito a individuare una propria cifra stilistica, senza tuttavia mollare la presa rispetto a quella “via altotiberina”, all’arte che i suoi predecessori hanno contribuito a delineare. In occasione dei sessant’anni compiuti nel 2013, la storica Galleria delle Arti di Luigi Amadei, a Città di Castello, dedica a Luca Baldelli una mostra nella quale vengono presentate alcune delle sue più recenti produzioni, molte delle quali inedite. Nonostante siano stati realizzati nell’arco dell’ultimo decennio, gli oltre venti lavori esposti – introdotti da due pezzi del padre Dante e del fratello Massimo, sentito omaggio da parte di Luca alle proprie “radici”– costituiscono una summa del percorso di Luca Baldelli: in primo luogo per l’utilizzo della ceramica come supporto, con un recupero dell’antica tecnica dell’ingobbio; ma anche – e soprattutto – per la modalità d’intervento sulla superficie. Le “piastre” di ceramica che compongono il percorso espositivo diventano infatti un campo operativo sopra il quale si riversa il segno di Baldelli: una scrittura vibrante e ininterrotta, capace di sottrarsi a una rigida progettualità e trasformarsi in flusso automatico, mantenendo tuttavia il controllo su linee, forme, colori. Un’improvvisazione disciplinata su uno standard collaudato, come nella migliore tradizione dell’espressionismo astratto. L’atto decorativo di Luca Baldelli non risente di complessi di inferiorità. I suoi “quadri di ceramica” sono manufatti alla ricerca deliberata dell’impatto visivo, votati all’annullamento “del prosaico peso delle cose”, secondo una felice espressione di Enrico Mascelloni utilizzata proprio a proposito del lavoro di Baldelli. In un periodo nel quale gli artisti, talvolta, tendono ad appiattirsi su vuoti e pretenziosi concettualismi, Luca Baldelli recupera il piacere dei sensi e del gesto, il dinamismo della linea e la vibrazione del colore, plasmando forme prive di briglie che nobilitano l’oggetto sul quale si posano – sia esso un piatto o un vaso – affermando ancora una volta il valore creativo intrinseco a ogni gesto decorativo che sia autentico e coerente. Saverio Verini

2 1 / A     V I A    A L B I Z Z I N I     T E L .  + 3 9   0 7 5 / 8 5 5 8 9 1 8      C I T T A '   D I   C A S T E L L O     P E R U G I A
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