G  A  L  L  E  R  I  A   D  E  L  L  E   A  R  T  I      F  O  N  D  A  T  A     N  E   L    1 9 7 6    D A   L  U  I  G  I    A  M  A  D  E  I
 


Baldelli Cascella

Testo di presentazione mostra


Presto in versi armoniosi si espande e si scatena:
Il loro torrente sublime travolge, afferra, trascina
Lo stile impetuoso, inatteso, nuovo,
L’espressione di fuoco dai magici quadri
Che la natura ha imbevuto dei suoi fertili colori,
Il ritmo di volta in volta turbolento o facile:
Tutto porta in fondo al cuore il tumulto e la pace,
Nel profondo della memoria tutto si imprime per sempre.
André Chénier da «Poemi»


Segni vibratili, sinuosi, incisi nettamente e sfumati si espandono, come “l’espressione di fuoco dai magici quadri che la natura ha imbevuto dei suoi fertili colori”, in questo concerto a due voci e a voce sola rappresentato dalle opere di Luca Baldelli e di Tommaso Cascella, appositamente realizzate per la mostra Terra d’arte/Il mondo è piatto, allestita dalla Galleria delle Arti di Luigi Amadei a Città di Castello, nell’ambito della manifestazione L’arte è mobile.

Mondi roteanti e sferici dalle concavità sfavillanti e superfici piatte dai cromatismi intensi e aggettanti, in una fitta trama di rimandi, colpiscono lo sguardo, in un pullulare di vita e di colore, nella materia più antica e magica, quella impressa più di ogni altra nella nostra memoria ancestrale, l’ argilla grezza diventata ceramica: materia vitale, mutante, alchemica nel suo farsi e germinatrice di oggetti evocanti, di ineffabili spazi di meditazione.

Da sempre gli artisti si sono sperimentati con essa, hanno voluto provare la terra e il fuoco, per scoprirvi, nella lentezza dei procedimenti tecnici, le straordinarie qualità nelle realizzazioni pittoriche, scultoree e in oggetti d’uso.

Invenzione estetica e invenzione utile hanno nel tempo sotteso il mondo delle forme, a creare sia opere uniche e irripetibili per il puro piacere visivo, sia oggetti ripetibili e seriali, in risposta ai bisogni umani, determinando così una zona franca e affascinante di interferenze e di sconfinamenti tra funzionalità ed arte, tra bello e fruibile: categorie solo in apparenza dicotomiche, in realtà duttili e ambiguamente mobili.

Terre d’arte/Mondo piatto esplicita fortemente tale rapporto, la contaminazione tra le superfici dipinte e le “cose” , in un contrappunto danzante di influenze, ancorché ricco di ulteriori visioni.

Piatti, vasi, pezzi unici, disposti ordinatamente l’uno vicino all’altro, dalla materia liscia o rugosa, dai colori dirompenti ed esplosivi, sono il ricreato paesaggio domestico di Baldelli e Cascella, nell’ampio tavolo al centro dello spazio espositivo, in quello che sembra un banchetto d’arte e poesia.

Differenti sono i percorsi e i linguaggi degli artisti, ma sembrano dialogare fra loro, in un crescendo di energia fluttuante fra opera ed opera, nell’opera stessa e nell’insieme, in una concentrazione di allusioni e di significati che rendono la mostra un unicum di risonanze visive e sonore.

Luca Baldelli ha una lunga comunanza di vita e di pratica con l’arte ceramica, che gli è familiare da sempre: ne conosce i segreti; la sua natura d’artista, versatile, tra scultura e pittura, lo ha spinto a piegare tale mezzo alla sua ispirazione, rallentando con esso, nei complessi processi di lavorazione, quella sua carica espressiva, quell’impeto che finiscono per placarsi nella lentezza delle realizzazioni, in forme pacate e armoniche: ora enigmatiche, ora pervasive.

Tommaso Cascella porta nel nome l’arte di generazioni, lui stesso scultore,pittore, incisore ed anche poeta; da tempo ha subito il fascino dell’argilla, dell’elemento terra, dell’alchimia del fuoco; utilizza tecniche antiche nella creazione di oggetti, di forme che narrano storie o per nitide astrazioni, dove segni archetipici parlano di un universo interiore.

Astrazione, sensualità materica e segnica sono il denominatore comune del linguaggio di entrambi gli artisti, caratteristiche ben riconoscibili nelle singole identità, nella varietà dei ritmi, nelle cromie e nell’ impaginato compositivo.

Baldelli realizza le sue ‘terre ad arte’ con l’ingobbio, procedimento necessario perché la materia assorba il colore e per il graffito; il rivestimento della terra, le spesse stratificazioni vengono poi gradualmente ridotte dall’artista, scavate negli impasti, incise e corrose, a esprimere, nella molteplicità delle operazioni compiute, una forte tensione gestuale e una perfetta conoscenza del mezzo. Una gamma cromatica di toni sfumati e luminescenti, caratterizza le più recenti opere di Baldelli, impreziosite talora da inserti in foglia d’oro, che sembrano costituire il perno della visione, come in Senza Titolo, 2010; qui, e nelle opere di questo periodo, sono impressi dei segni graffiti, guizzanti quasi, talora statici a contenere il dinanismo dei colori nei fondi, o sottili ed evanescenti reticoli di linee leggere.

Nelle opere di Cascella traspare una progettualità rigorosa e limpidezza costruttiva, nel serrato equilibrio dei vari elementi compositivi: zone cromatiche di consistenza pittorica diversa, inserti di materia in tridimensione dal quadro verso lo spazio e segni di un antico e personale alfabeto. Semanticamente denso, evocante l’infinito, il mondo segnico di Cascella ha la levità del sogno e degli organismi in natura.

Poetici sono i titoli dei quadri, fra gli altri La scia del sole, 2010, Con le parole nella bisaccia, 2009 e Senza canto senza fiori, 2010, che sviluppano un racconto parallelo alle immagini, una favola bella sulle pagine aperte, l’una dietro l’altra, in sequenza, su i colori, su questo che è il libro della pittura.

Rita Olivieri


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